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Le Meraviglie di Rohrwacher alla Camera

Le Meraviglie di Rohrwacher alla Camera
Le Meraviglie di Rohrwacher alla Camera

Stiamo parlando della famiglia di Gelsomina, che  funziona grazie a regole speciali. Prima di tutto lei ha dodici anni ma è capofamiglia. Le sue tre sorelle le devono obbedire, dormire quando decide lei, e lavorare sotto il suo assiduo controllo. E il mondo, fuori, non deve sapere niente delle loro regole, deve essere mantenuto separato e bisogna imparare a mimetizzarsi.
Suo padre è uno straniero, Wolfgang, e vede in lei la principessa ereditaria del suo strano e improbabile regno. Certo, un maschio sarebbe meglio, ma Gelsomina è abbastanza forte e determinata e in più ha un talento speciale per il lavoro con le api e con il miele. È lei che cattura gli sciami sugli alberi, è lei che organizza la smielatura e sposta gli alveari.
Mentre intorno il paesaggio brucia sotto l’effetto dei diserbanti e il mondo della campagna si sfalda e si trasforma, dalla città arriva un concorso televisivo che promette sacchi di soldi e crociere alla famiglia più “tipica”. Il programma è condotto dalla fata bianca Milly Catena, e si chiama Il paese delle Meraviglie.

Gelsomina vorrebbe partecipare, ma Wolfgang non prende neanche in considerazione questa proposta. Un altro problema lo tormenta: le nuove normative europee per la produzione alimentare. Se non sistemano il laboratorio del miele con pareti lavabili e spazi ben delimitati, dovranno chiudere l’attività. C’è bisogno di lavorare tanto, aumentare le api, sistemare il laboratorio. Nell’assidua ricerca di manodopera a poco prezzo, Wolfgang prende a lavorare con sé un ragazzo difficile, Martin, che viene da un programma di rieducazione dello stato tedesco. La molla si carica: da una parte un bambino silenzioso e sfuggente in cui Wolfgang proietta il figlio maschio tanto desiderato, dall’altra la forza centripeta ormai inarginabile di Gelsomina, che è disposta a tutto pur di rivedere la fata bianca.
Il film, premiato lo scorso anno con il Grand Prix Spécial della Giuria, al Festival di Cannes, è stato presentato ieri alla Camera dei Deputati alla presenza della regista Alice Rohrwacher. L’appuntamento, organizzato dalla Vicepresidente Sereni e dalle Onorevoli Terrosi e Cenni della Commissione agricoltura, si è aperto con i saluti e i rin graziamenti della Vicepresidente “Questo evento ci colloca dentro una grande attualità quale sarà il percorso verso Expo 2015 che porterà l’Italia ad essere non solo un ‘grande evento espositivo’ ma soprattutto una riflessione collettiva sull’agricoltura e sul rapporto tra le persone”, commenta Sereni, passando la parola all’On. Terrosi.
Entusiasta promotrice dell’iniziativa, l’On. Terrosi intervi ene sottolineando come “il film di Rohrwacher l’abbia riportata a quelle che sono le immagini del legame con la terra e di un territorio di appartenenza”. Il film è infatti girato nel territorio che accomuna la regista e la deputata – un territorio nall’alto Lazio, a cavallo con Umbria e Toscana. “Particolarmente degno di nota, continua Terrosi, è l’aspetto che la regista dà dell’agricoltura, non intesa in stile romantico, ma quella fatta di fatica, di duro lavoro, meticolosità e professionalità. In particolare è nell’autenticità delle espressioni di vita e di impegno che ho trovato il legame tra il film e la reale agricoltura familiare”, sostiene Terrosi.
Sulla scia degli interventi, Susanna Cenni prende la parola collegandosi al concetto di salvaguardia dell’agricoltura, al ruolo delle donne in agricoltura e tutela del cibo, come quella intesa negli obiettivi della FAO – Food and Agricolture Organization of the United Nations. Cenni, che attualmente lavora alla proposta di legge ‘Norme per la tutela della terra quale bene comune e per il riconoscimento delle agricolture contadine e familiari’, prende spunto dalla scelta della regista di veicolare un’immagine anche dura di una famiglia che vive di agricoltura, per focalizzare l’attenzione “sull’autenticità della dimensione agricola, fuori da tentazioni spesso bucoliche, stereotipizzate. Spero davvero in un autentico ritorno dei giovani alla terra, ma li aiutiamo se
abbiamo chiari la fatica, le difficoltà, e se supportiamo nel modo giusto anche la dimensione familiare”.
Alice Rohrwacher va nel dettaglio spiegando il motivo dell’origine del film, ovvero una riflessione nata dalla sintesi degli stati d’animo resi da testimoni – autentici coltivatori del territorio, intervistati uno ad uno prima di intraprendere le riprese. “Cado volutamente nel luogo comune auspicando una maggiore educazione a quello che è il lavoro della terra e la protezione stessa di chi la lavora, così come vanno protette le api in un’ottica ben più vasta di salvaguardia del cosmo – dice la regista – ma è il luogo comune quello a cui dobbiamo aspirare per superare il concetto che la qualità sia o diventi un prodotto di nicchia. La qualità è e deve essere un luogo comune, di tutti”.

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