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Ricerca agricola e agroalimentare, a Expo presentato il Crea

Ricerca agricola e agroalimentare, a Expo presentato il Crea
Ricerca agricola e agroalimentare, a Expo presentato il Crea

Oggi ad Expo è stato presentato, il “CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria”, nato dall’unione degli enti collegati Inea (Istituto nazionale di economia agraria) e Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura).
Il nuovo soggetto, spiega una nota del Ministero delle Politiche Agricole, punta a garantire e rilanciare le aree di intervento e di azione dei due enti, con un maggiore collegamento alle esigenze del mondo produttivo, dando risposte concrete ad un settore come quello agroalimentare che necessita fortemente di un soggetto autorevole e di riferimento nel campo della ricerca e dello studio economico.

“Il Crea sarà protagonista – ha commentato il Ministro Maurizio Martina, intervenendo alla presentazione – del rilancio della ricerca e dell’analisi economica per il settore agroalimentare. Vogliamo valorizzare la grande professionalità dei nostri ricercatori, consapevoli dell’importanza del lavoro che è stato portato avanti fino ad oggi. L’Italia non è all’anno zero nella ricerca, lo dimostrano i risultati che abbiamo a livello internazionale negli studi sulla genomica vegetale e animale. Abbiamo davanti la grande occasione europea di Horizon 2020, – ha proseguito il Ministro – dove il nostro Paese deve essere alla guida di uno sviluppo delle linee di studio e di innovazione. Favoriremo al massimo anche l’interazione e la collaborazione del Crea col Cnr, proprio perché abbiamo a cuore gli obiettivi ambiziosi che ci stiamo dando. Così come in questi mesi stiamo rafforzando le cooperazioni con gli istituti di altri Paesi, che molto spesso ci chiamano proprio per le nostre competenze. Abbiamo fortemente voluto presentare questa riorganizzazione qui ad Expo, perché in questi sei mesi di esposizione il ruolo e il dibattito sul fronte dell’innovazione scientifica è cruciale. Allora – ha concluso Martina – da qui lanciamo la sfida al cambiamento e a un salto di qualità sulla ricerca agricola e agroalimentare italiana, dando spazio alle capacità, all’entusiasmo e alla passione dei nostri ricercatori. Siamo consapevoli che non c’è sviluppo, non c’è crescita, non c’è futuro se manca la ricerca.”
Il Crea è stato presentato, alla presenza anche del Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Luigi Nicolais, da Salvatore Parlato, commissario straordinario del nuovo ente, insieme ai due sub commissari Alessandra Gentile e Michele Pisante.
“Il CREA, così riformato, – ha affermato Parlato – si presenta più agile e compatto, più sintonizzato sulle esigenze del territorio e dell’impresa, più pronto a cogliere opportunità di finanziamento nazionali ed europee e a valorizzare l’eccellenza scientifica dei suoi ricercatori. Intendiamo essere il sostegno del made in Italy di fronte alle grandi sfide dell’agroalimentare”.
Intervenendo alla presentazione, Lorenzo Micheli dell’Ufficio di Gabinetto del Miur ha confermato l’intervento del Ministero dell’Istruzione nella ricerca agroalimentare. In particolare, attraverso il Fondo integrativo speciale per la ricerca, partiranno a breve dei “PhD Cibo e sviluppo sostenibile”, che dureranno tre anni e avranno l’obiettivo di sostenere gli studi e favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dei ricercatori in campo agroalimentare.
LE AREE DI RICERCA
Il nuovo assetto del Crea prevede, distribuiti in tutto il territorio nazionale, 12 Centri di ricerca -ciascuno con una o più sedi di cui
6 disciplinari:
– genomica e bioinformatica,
– agricoltura e ambiente,
– difesa e certificazione,
– ingegneria e trasformazioni agroalimentari,
– alimenti e nutrizione,
– politiche e bioeconomia
6 di filiera:
– cerealicoltura e colture industriali,
– colture arboree – cioè alberi da frutta, agrumi e olivo
– viticoltura ed enologia,
– orticoltura e florovivaismo,
– zootecnia e acquacoltura,
– foreste e produzioni del legno.
GLI OBIETTIVI
– Maggior economicità della gestione e migliore organizzazione, anche di tipo amministrativo;
– Maggior coordinamento delle attività e miglior capacità di controllo e monitoraggio dei risultati, rispetto agli obiettivi strategici e di indirizzo scientifico;
– Innalzamento qualitativo della ricerca, grazie al maggior accesso alle apparecchiature scientifiche e all’accresciuta possibilità di confronto tra ricercatori.

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